Twitter è un news feed con scarse attitudini sociali e basse potenzialità di influenza sul voto. Nello stesso tempo è un ambiente per capire e comprendere quali sono gli interessi e il sentire di chi usa la piattaforma.
In sintesi - molto in sintesi! - sono queste le conclusioni del lavoro realizzato dal Centro studi etnografia digitale sul rapporto tra politica e Twitter in occasione delle primarie del partito democratico.
L’indagine – che merita una lettura approfondita (qui) – mette in luce caratteristiche che, nonostante siano relativamente note, sono ancora tendenzialmente ignorate da molti operatori della comunicazione.
Emerge chiaramente come i micro-messaggi abbiano una bassa socialità, se intesa come interazione fra network/cerchie e utenti/amici. Il canale mostra una certa attitudine mono direzionale. Inoltre subisce l’agenda setting imposta dai media mainstream, anzi ne amplifica l’efficacia comunicativa. Le punte di maggiore attività avvengono in concomitanza dei dibattiti televisivi.
Le capacità predittive, Twitter in sostituzione dei sondaggi nella lettura delle intenzioni di voto, sono praticamente nulle. La centralità di Renzi all’interno del dibattito politico, nella capacità di costruire una rete di follower, non si è tradotta in affermazione elettorale.
Esito tutto sommato scontato. Un luogo che resta di nicchia, il cui uso non così è semplice come appare. Inoltre, dato da non sottovalutare, è decisamente meno divertente rispetto alle altre – vere - piattaforme sociali.
Dunque, secondo il Centro, Twitter si pone come device digitale che materializza la cultura politica, ovvero uno strumento che rende, mette in luce, del materiale per comprendere e raccontare un modo, un comportamento, in questo caso rappresentato dalla partecipazione politica.
Conclusioni che trovo condivisibili. E da estendere anche ad altri ambiti. Twitter è uno punto di osservazione – parziale, ma qualificato – , materiale da plasmare, piuttosto che media o canale di marketing. I tweet sono fatti, pezzi di vita quotidiana narrante da interpretare e raccontare.
mercoledì 30 gennaio 2013
venerdì 18 gennaio 2013
Al principe
Se torna il sole, se discende la sera,
se la notte ha un sapore di notti future,
se un pomeriggio di pioggia sembra tornare
da tempi troppo amati e mai avuti del tutto,
io non sono più felice, né di goderne né di soffrirne:
non sento più, davanti a me, tutta la vita...
Per essere poeti bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudine sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono,
vizio, libertà, per dare stile al caos.
Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte
che viene avanti, al tramonto della gioventù.
Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano,
che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace.
[Versi dal paese dell'anima, Pier Paolo Pasolini]
se la notte ha un sapore di notti future,
se un pomeriggio di pioggia sembra tornare
da tempi troppo amati e mai avuti del tutto,
io non sono più felice, né di goderne né di soffrirne:
non sento più, davanti a me, tutta la vita...
Per essere poeti bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudine sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono,
vizio, libertà, per dare stile al caos.
Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte
che viene avanti, al tramonto della gioventù.
Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano,
che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace.
[Versi dal paese dell'anima, Pier Paolo Pasolini]
lunedì 12 novembre 2012
Risorse [finanziarie] online
Il crowdfunding, ovvero la raccolta di risorse online, sta dando discreta prova nel sostenere il giornalismo di inchiesta, seppure con caratteristiche di nicchia e, peraltro, legato a esperienze straniere.
Lo stesso vale per il crowdfunding, inteso come reperimento di capitale rischio da destinare al sostegno di start up. Negli Usa il fenomeno – che nel 2011 ha interessato circa 350 iniziative per un totale di 1,5 miliardi di dollari – è regolato dal Jobs Act.
In Italia il decreto 2.0 introduce un analogo strumento, seppure limitato alle start up innovative. Gli investitori potranno finanziare l’attività d’impresa attraverso la raccolta di denaro online. Alla Consob spetterà la regolamentazione e la creazione di tutele per i risparmiatori – ispirate alla trasparenza e al “ragionevole rischio" –.
Oltre alle mosse dell’autorità di vigilanza, da verificare come la cultura d’impresa e del risparmio accoglieranno il crowdfunding. I dubbi, visto le sparute attività che sono finanziate dai venture capitalist, sono numerosi e fondati. Ma sperare in un’inversione di tendenza è lecito, forse poco razionale.
Sul tema ho scritto in Input&Output, Finanziare l'impresa, dal crowdfunding al venture capital.
Lo stesso vale per il crowdfunding, inteso come reperimento di capitale rischio da destinare al sostegno di start up. Negli Usa il fenomeno – che nel 2011 ha interessato circa 350 iniziative per un totale di 1,5 miliardi di dollari – è regolato dal Jobs Act.
In Italia il decreto 2.0 introduce un analogo strumento, seppure limitato alle start up innovative. Gli investitori potranno finanziare l’attività d’impresa attraverso la raccolta di denaro online. Alla Consob spetterà la regolamentazione e la creazione di tutele per i risparmiatori – ispirate alla trasparenza e al “ragionevole rischio" –.
Oltre alle mosse dell’autorità di vigilanza, da verificare come la cultura d’impresa e del risparmio accoglieranno il crowdfunding. I dubbi, visto le sparute attività che sono finanziate dai venture capitalist, sono numerosi e fondati. Ma sperare in un’inversione di tendenza è lecito, forse poco razionale.
Sul tema ho scritto in Input&Output, Finanziare l'impresa, dal crowdfunding al venture capital.
mercoledì 7 novembre 2012
Global warming
Le pagine pubblicate online dalla Nasa (qui) mostrano l'andamento del riscaldamento globale a partire dalla fine del XIX secolo. I “key indicators” indicano chiaramente un deciso rialzo delle temperature con i fenomeni conseguenti (innalzamento del livello dei mari, riduzione delle superficie ghiacciate).
Ottimo lavoro dell’ente spaziale Usa che dimostra ottime capacità di sintesi, oltre che abilità nel maneggiare i dati scientifici. Il prodotto – nell’organizzazione degli spazi, nell’uso della grafiche – è un esempio da seguire.
mercoledì 24 ottobre 2012
Burocrazia 2.0
Il decreto legge 2.0 si pone l’obiettivo di avviare un processo d’innovazione tecnologica in un paese dove il digital divide è un problema non solo economico, ma anche culturale. Le novità contenute sono potenzialmente interessanti, soprattutto per quanto riguarda il rapporto fra cittadino e pubblica amministrazione. Le minacce al compimento e alla realizzazione del progetto – almeno parziale – sono drammaticamente note. Alcune sono politiche – il lavoro delle lobby nel procedimento di conversione in legge – altre sono burocratiche, che in questo caso prendono le vesti dei cosiddetti decreti di attuazione. Spesso rimandati a date imprecisate, seppure decisivi nel rendere attuabili i provvedimenti di legge.
Sullo sfondo, resta comunque il tema – che ripeto in continuazione – della formazione scolastica, pubblica, quella accessibile a tutti, a prescindere dal reddito. Io credo che senza la creazione di una massa di cittadini digitali, speranze di cambiamento non esistono.
Per quanto riguarda il mondo delle imprese, nel decreto fa la comparsa dell’azienda 2.0: un corpo di norme che dovrebbe aiutare la nascita e il consolidamento delle start up innovative. Alcune soluzioni adottate, come la ricerca di liquidità attraverso il crowd funding, sfiorano – a mio giudizio – la pura utopia. Inoltre l’ecosistema burocratico assume forme ancora più complesse con l’introduzione di nuovi istituti giuridici – dalla forma societaria al contratto di lavoro- . Sull’argomento consiglio di leggere le osservazioni di Arrigo Panato, qui e di Marichiara Marsella e Carlo Milani, “L’Italia poco digitale” (via lavoce.info)
Sul tema ho fatto un breve lavoro di sintesi, "Startup e Azienda 2.0, dubbi sul decreto per recuperare il ritardo digitale", in InputOutput.
Sullo sfondo, resta comunque il tema – che ripeto in continuazione – della formazione scolastica, pubblica, quella accessibile a tutti, a prescindere dal reddito. Io credo che senza la creazione di una massa di cittadini digitali, speranze di cambiamento non esistono.
Per quanto riguarda il mondo delle imprese, nel decreto fa la comparsa dell’azienda 2.0: un corpo di norme che dovrebbe aiutare la nascita e il consolidamento delle start up innovative. Alcune soluzioni adottate, come la ricerca di liquidità attraverso il crowd funding, sfiorano – a mio giudizio – la pura utopia. Inoltre l’ecosistema burocratico assume forme ancora più complesse con l’introduzione di nuovi istituti giuridici – dalla forma societaria al contratto di lavoro- . Sull’argomento consiglio di leggere le osservazioni di Arrigo Panato, qui e di Marichiara Marsella e Carlo Milani, “L’Italia poco digitale” (via lavoce.info)
Sul tema ho fatto un breve lavoro di sintesi, "Startup e Azienda 2.0, dubbi sul decreto per recuperare il ritardo digitale", in InputOutput.
lunedì 15 ottobre 2012
La Rete, gli italiani e le notizie
La sintesi (grazie a Vittorio Pasteris) della ricerca di Enrico Finzi - AstraRicerche sugli internauti italiani e l'uso delle notizie. Il lavoro è stato presentato l'11 ottobre in occasione del convegno "Il futuro del giornalismo" organizzato dall'Odg Lombardia..
Gli internauti italiani e le news from Vittorio Pasteris
Da leggere le analisi sull'indagine realizzate da Pierluca Santoro, qui, via Il Giornalaio.
Da leggere le analisi sull'indagine realizzate da Pierluca Santoro, qui, via Il Giornalaio.
mercoledì 3 ottobre 2012
Oltre la siepe
(...) Compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere
e di fotografare.
Immagini geniali e interessanti
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento.
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì, vabbe', lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia
ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia (...)
(Se fossi Dio, Giorgio Gaber)
e non sapete approfittare delle libertà che avete
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere
e di fotografare.
Immagini geniali e interessanti
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento.
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì, vabbe', lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia
ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia (...)
(Se fossi Dio, Giorgio Gaber)
Emorragia quotidiana
Il decimo rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione (qui) certifica il progressivo calo dei lettori su carta. Nel 2012 è stato registrato un generale segno negativo pari al 2,3%. La disfatta – o meglio il cambio di abitudini – coinvolge tutti i fronti: free-press (- 11,8%, settimanali (- 1%). Anche l’editoria libraria si deve piegare a un – 6,5%, mentre - secondo il rapporto - solo i settimanali reggono (+ 1%).
La fuga dalla stampa è più marcata tra i più giovani, tra il 2011 e il 2012 i lettori di quotidiani di 14 - 29 anni sono diminuiti dal 35 al 33,6%, quelli di libri dal 68% al 57,9%. Informazioni e notizie passano su ambienti diversi, sul digitale, di cui il web rappresenta l’espressione più importante.
Secondo il Censis si sta affermando una tendenza alla personalizzazione dell’accesso alle fonti (attraverso la selezione delle reti amicali), con il rischio che si formi una sorta di “solipsismo di Internet”, ovvero la rete come generatrice di conformismo e auto-referenzialità. Di massa sarebbe da dire.
E’ corretta questa considerazione? Il tema del conformismo e dell’auto-referenzialità è decisamente applicabile agli attuali quotidiani. Quelli famosi, quelli si comprano alla mattina in edicola e puzzano di petrolio. Non pochi editoriali e articoli sembrano scritti per un publbico che esclude rigorosamente i lettori.
Ovviamente – figuriamoci – sono delle eccezioni. Sulla rete no, l’agire comune tende solo a mostrarsi belli, in gamba ed esperti.
La fuga dalla stampa è più marcata tra i più giovani, tra il 2011 e il 2012 i lettori di quotidiani di 14 - 29 anni sono diminuiti dal 35 al 33,6%, quelli di libri dal 68% al 57,9%. Informazioni e notizie passano su ambienti diversi, sul digitale, di cui il web rappresenta l’espressione più importante.
Secondo il Censis si sta affermando una tendenza alla personalizzazione dell’accesso alle fonti (attraverso la selezione delle reti amicali), con il rischio che si formi una sorta di “solipsismo di Internet”, ovvero la rete come generatrice di conformismo e auto-referenzialità. Di massa sarebbe da dire.
E’ corretta questa considerazione? Il tema del conformismo e dell’auto-referenzialità è decisamente applicabile agli attuali quotidiani. Quelli famosi, quelli si comprano alla mattina in edicola e puzzano di petrolio. Non pochi editoriali e articoli sembrano scritti per un publbico che esclude rigorosamente i lettori.
Ovviamente – figuriamoci – sono delle eccezioni. Sulla rete no, l’agire comune tende solo a mostrarsi belli, in gamba ed esperti.
martedì 18 settembre 2012
Twitter cambia il profilo
L'account personale di Twitter cambia. La novità più evidente riguarda l'uso della foto che diventa l'elemento distintivo e guida della pagina personale. La somiglianza con la timeline di Facebook è più evidente.
Un cambiamento che rende la piattaforma un po' meno media d'informazione e un po' più strumento per campagne di marketing e brand awareness (segnalazioni qui, via Huffington Post e qui via Digital Life).
Il vecchio profilo.
E il nuovo.
Un cambiamento che rende la piattaforma un po' meno media d'informazione e un po' più strumento per campagne di marketing e brand awareness (segnalazioni qui, via Huffington Post e qui via Digital Life).
Il vecchio profilo.
E il nuovo.
mercoledì 12 settembre 2012
25 a 1
Secondo i dati diffusi dalla Newspaper Association, nella prima metà del 2012 la raccolta pubblicitaria legata alla stampa ha registrato una perdita di 798 milioni di dollari. La risposta del digitale segna una crescita di 32 milioni. Dunque a ogni dollaro guadagnato online, corrispondono 25 dollari persi sulla carta (segnalazione qui, via Advertisement Journal).
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