Alan Mutter traccia il profilo dei nativi digitali (qui), utilizzando i risultati di un’indagine francese realizzata da Bva.
Un popolo, compreso fra i 18 e i 24 anni, che mostra attitudini e comportamenti in parte nuovi. La tecnologia si mischia alla giovane età. Il rifiuto generazionale dell’autorità è vecchio come la storia del mondo, manifestato in forme e modalità diverse. E poi arrivano la conoscenza multitasking, il consumo veloce dei contenuti. Conseguenze dell’età digitale, si dice.
Catturare il pubblico di domani, i nativi digitali, è una sfida, una delle tante che deve affrontare l’industria editoriale, ma anche chi dello scrivere ne fa una professione.
L’innovazione è un dettaglio. E’ la scatola. L’accento sulle potenzialità del social, sulle meraviglie tech, sulla comunicazione di massa, sono spesso autoreferenziali. Manca – e mi riferisco al paese in cui vivo e che conosco meglio – una scelta ideologica. Ovvero raccontare, costruire un contenuto editoriale per un pubblico di lettori, non utenti. Non sono banalità, anzi lo sono, in luogo normale del mondo non qui.
Ai nativi digitali si dovrebbe assicurare un futuro professionale, non di compratori di giornali. Le mirabilie digital-tecnologiche-social-mediali se non sono animate con gli scritti e l’impegno dei lavoratori – uso questo termine nel senso più nobile e più ricco – pagati dignitosamente e regolarmente sono prodotti scadenti. Un cambiamento in realtà è in atto, forse l’unico, ed è la delocalizzazione generazionale.
mercoledì 13 ottobre 2010
martedì 12 ottobre 2010
Superindice Ocse grande scultore
I primi otto mesi del 2010 registrano una robusta crescita degli investimenti pubblicitari, con balzi, per radio e internet, a due cifre (rispettivamente + 12,8 e + 17,7%). La stampa partecipa solo in parte alla ripresina. I quotidiani a pagamento beneficiano del segno positivo (+3%), ancora in forte sofferenza free press, - 10,8% e periodici, – 8,4% (qui in Prima comunicazione, il report completo su dati Nielsen).
Gurtej Sandhu, responsabile del Times digital, traccia un bilancio positivo sull’introduzione delle news a pagamento (Italia Oggi, martedì 12 ottobre 2010, pagina 19, resoconto dell’intervento tenuto in occasione del World editors forum di Amburgo). Il paywall – secondo Sandhu – avrebbe rinsaldato il legame giornalista-lettore e portato una maggiore fidelizzazione. Obiettivi, tutto sommato, raggiungibili pure attraverso l’offerta di contenuti free. Comunque, a ogni buon conto, i reali risultati economici saranno diffusi tra qualche settimana.
Dati che dovranno fare i conti con le condizioni dell’economia, il superindice Ocse registra un rapido deterioramento. Per molti paesi il ritorno alla crescita zero è un rischio concreto.
Il peggioramento – possibile, non certo – se sarà forte potrebbe ancora di più stravolgere i contorni del mercato editoriale sia tradizionale sia declinato al digitale.
Gurtej Sandhu, responsabile del Times digital, traccia un bilancio positivo sull’introduzione delle news a pagamento (Italia Oggi, martedì 12 ottobre 2010, pagina 19, resoconto dell’intervento tenuto in occasione del World editors forum di Amburgo). Il paywall – secondo Sandhu – avrebbe rinsaldato il legame giornalista-lettore e portato una maggiore fidelizzazione. Obiettivi, tutto sommato, raggiungibili pure attraverso l’offerta di contenuti free. Comunque, a ogni buon conto, i reali risultati economici saranno diffusi tra qualche settimana.
Dati che dovranno fare i conti con le condizioni dell’economia, il superindice Ocse registra un rapido deterioramento. Per molti paesi il ritorno alla crescita zero è un rischio concreto.
Il peggioramento – possibile, non certo – se sarà forte potrebbe ancora di più stravolgere i contorni del mercato editoriale sia tradizionale sia declinato al digitale.
lunedì 11 ottobre 2010
Sincronizzare
Xmarks è un ottimo e diffuso servizio di sincronizzazione dei bookmark. Utile per chi adopera computer diversi.
Pochi giorni fa la società ha dato annuncio dello stop entro la fine dell'anno. Ora sembra tornare i suoi passi (qui), forse - si legge sul sito - all'orizzonte si profilano società interessate a mantenere in vita il servzio.
Evviva, dunque? Intanto è partita una richiesta di sottoscrizione a pagamento. Il gratis - seppure spesso apparente - è ovunque minacciato.
Pochi giorni fa la società ha dato annuncio dello stop entro la fine dell'anno. Ora sembra tornare i suoi passi (qui), forse - si legge sul sito - all'orizzonte si profilano società interessate a mantenere in vita il servzio.
Evviva, dunque? Intanto è partita una richiesta di sottoscrizione a pagamento. Il gratis - seppure spesso apparente - è ovunque minacciato.
venerdì 8 ottobre 2010
Pensieri e parole
L’erosione del valore economico delle organizzazioni editoriali, impone dei cambiamenti. Che dovrebbero iniziare dal contenuto e non realizzarsi in strategie di marketing. Peraltro necessarie, ma come elemento di completamento e integrazione.
Raccogliendo osservazioni, riflessioni scritte su libri e online, alcuni spunti su cui tracciare le linee di un’innovazione, non strettamente tecnologica.
1) apertura non solo virtuale. Da seguire i casi in cui le redazioni escono dall’ufficio per installarsi fuori, tra la gente. Un quotidiano economico potrebbe organizzare giorni di lavoro dei propri giornalisti presso banche, poste. Una contiguità fisica con i potenziali lettori utile per creare rapporti di fidelizzazione.
2) collaborazione. Seppure ritengo che il lavoro professionale mantenga intatto il proprio valore, i contributi degli utenti diventano materiale per arricchire il contenuto e svolgere al meglio – post filtro e controllo – anche il ruolo di cane da guardia o comunque di servizio;
3) servizio, appunto. Il giornalismo d’inchiesta è importante in una società democratica, ma non è esaustivo. Un quotidiano deve fornire gli strumenti per capire la realtà, pure quella complessa, come la struttura giuridica/burocratica.
Il giornale diventa un centro di aggregazione, composto da lettori-comunità verticali, il cui rapporto – che si snoda attraverso l’elaborazione di contenuti originali e di qualità – recupera fiducia e credibilità. Due valori che hanno le potenzialità per introdurre un nuovo modo di promozione dei prodotti e dei servizi aziendali.
Raccogliendo osservazioni, riflessioni scritte su libri e online, alcuni spunti su cui tracciare le linee di un’innovazione, non strettamente tecnologica.
1) apertura non solo virtuale. Da seguire i casi in cui le redazioni escono dall’ufficio per installarsi fuori, tra la gente. Un quotidiano economico potrebbe organizzare giorni di lavoro dei propri giornalisti presso banche, poste. Una contiguità fisica con i potenziali lettori utile per creare rapporti di fidelizzazione.
2) collaborazione. Seppure ritengo che il lavoro professionale mantenga intatto il proprio valore, i contributi degli utenti diventano materiale per arricchire il contenuto e svolgere al meglio – post filtro e controllo – anche il ruolo di cane da guardia o comunque di servizio;
3) servizio, appunto. Il giornalismo d’inchiesta è importante in una società democratica, ma non è esaustivo. Un quotidiano deve fornire gli strumenti per capire la realtà, pure quella complessa, come la struttura giuridica/burocratica.
Il giornale diventa un centro di aggregazione, composto da lettori-comunità verticali, il cui rapporto – che si snoda attraverso l’elaborazione di contenuti originali e di qualità – recupera fiducia e credibilità. Due valori che hanno le potenzialità per introdurre un nuovo modo di promozione dei prodotti e dei servizi aziendali.
giovedì 7 ottobre 2010
La busta paga resta una giungla
Vittorio Zambardino chiede ai giornalisti di tornare a fare il proprio lavoro in maniera forte: "i lettori della rete non vi trovano soprattutto antiquati, vi trovano soprattutto inadempienti a un ruolo civile che si aspettano voi svolgiate". E agli editori una follia innovativa, che "non sono preparati a fare" (il testo integrale qui, Scene digitali).
La risposta ritenuta più efficiente – da entrambe le categorie – è quella del copia incolla, ovvero riprodurre sul supporto digitale quello che viene realizzato sulla carta. Zambardino parla di danno i-Pad perché ha "incoraggiato" una forma di conservatorismo, quella della riproposizione del giornale così com’è.
Forma mentale appiccicosa, spalmata su quasi tutte le testate online italiane.
E’ il caso, per esempio della guida alla busta paga pubblicata qui sul Corriere.it. L’argomento è solo apparentemente meno nobile delle inchieste – un buon servizio giornalistico e civile non è solo investigativo -.
Saper leggere il cedolino significa capire come si forma il proprio reddito. Eppure il quotidiano milanese non trova di meglio che pubblicare tre immagini della busta paga - l'impiegato, il dirigente, l'apprendista in maternità –, scannerizzate e scarsamente leggibili. Informazione approssimativa, nonostante l’articolo – che ha tutta l’aria d’essere un spot a favore dei consulenti del lavoro – si auto definisce "una guida ad alcune voci più frequenti dei cedolini d’Italia".
Valore e follia innovativa. Assenti, anche quando si parla di busta paga.
La risposta ritenuta più efficiente – da entrambe le categorie – è quella del copia incolla, ovvero riprodurre sul supporto digitale quello che viene realizzato sulla carta. Zambardino parla di danno i-Pad perché ha "incoraggiato" una forma di conservatorismo, quella della riproposizione del giornale così com’è.
Forma mentale appiccicosa, spalmata su quasi tutte le testate online italiane.
E’ il caso, per esempio della guida alla busta paga pubblicata qui sul Corriere.it. L’argomento è solo apparentemente meno nobile delle inchieste – un buon servizio giornalistico e civile non è solo investigativo -.
Saper leggere il cedolino significa capire come si forma il proprio reddito. Eppure il quotidiano milanese non trova di meglio che pubblicare tre immagini della busta paga - l'impiegato, il dirigente, l'apprendista in maternità –, scannerizzate e scarsamente leggibili. Informazione approssimativa, nonostante l’articolo – che ha tutta l’aria d’essere un spot a favore dei consulenti del lavoro – si auto definisce "una guida ad alcune voci più frequenti dei cedolini d’Italia".
Valore e follia innovativa. Assenti, anche quando si parla di busta paga.
mercoledì 6 ottobre 2010
Note a margine
Open margin è una start up (segnalata da Luca Conti via Twitter). Si tratta di una piattaforma che si pone l’obiettivo di condividere tra i lettori le annotazioni pensate e tradotte in scrittura sui margini di un libro.
Progetto da seguire, forse da imitare. Soprattutto nel settore dell’editoria professionale. Uno strumento da offrire ai propri abbonati/utenti. La condivisione delle annotazioni, su un testo giuridico, su un manuale di contabilità, creerebbe tante comunità iper-verticali, profilate.
Ambienti nuovi, modalità di fruizione diverse dei contenuti. E un richiamo suggestivo al passato, ai quei giuristi che nel medioevo, attraverso una lunga opera di note – le glosse – hanno costruito, dalle fondamenta del Corpus Iuris Civilis, la moderna ossatura del diritto civile.
Progetto da seguire, forse da imitare. Soprattutto nel settore dell’editoria professionale. Uno strumento da offrire ai propri abbonati/utenti. La condivisione delle annotazioni, su un testo giuridico, su un manuale di contabilità, creerebbe tante comunità iper-verticali, profilate.
Ambienti nuovi, modalità di fruizione diverse dei contenuti. E un richiamo suggestivo al passato, ai quei giuristi che nel medioevo, attraverso una lunga opera di note – le glosse – hanno costruito, dalle fondamenta del Corpus Iuris Civilis, la moderna ossatura del diritto civile.
martedì 5 ottobre 2010
Trasparenza
European Journalism Observator pubblica un interessante articolo (qui) sul tema della credibilità. Sintesi di una tesi di laurea presentata presso la Technische Universität di Dortmund.
L’analisi è concentrata su quattro giornali, due tedeschi e due americani: la Frankfurter Allgemeine Zeitung, la Süddeutsche Zeitung , il New York Times e il Washington Post. E’ un percorso attorno alla questione della trasparenza delle fonti.
È possibile passare dal giornalismo d’inchiesta su carta e applicare i risultati dell’indagine – trasparenza => qualità => originalità dei contenuti - all’informazione online.
I dati Audioweb di agosto indicano 5 top traffico: Msn/Windows/Bing, Virgilio, Libero, Yahoo, La Repubblica, Corriere della Sera. Due siti d’informazione puri, altri tre hanno una forte componente editoriale (Virgilio, Libero e in parte Yahoo), solo Msn dedica meno peso all’informazione.
Ebbene applichiamo il tag “trasparenza delle fonti” sul pubblicato da queste testate. Il risultato è piuttosto scontato: nell’amalgama di bit offerto ai lettori, la ricerca di questo importante elemento che forma la qualità di uno scritto è ardua.
La puntuale trasparenza della fonte è propria del giornalismo d’inchiesta, mentre i siti online sono orientati a news fast food. Ed è questa la piega dell’informazione mainstream online. Ovvero un gioco al ribasso che in alcune realtà sta portando anche benefici economici – soprattutto in quelle non editoriali – ma che nel lungo termine minerà l’intero valore della filiera. Si paga un buon bicchiere di vino, non gli scrosci d'acqua piovana.
L’analisi è concentrata su quattro giornali, due tedeschi e due americani: la Frankfurter Allgemeine Zeitung, la Süddeutsche Zeitung , il New York Times e il Washington Post. E’ un percorso attorno alla questione della trasparenza delle fonti.
È possibile passare dal giornalismo d’inchiesta su carta e applicare i risultati dell’indagine – trasparenza => qualità => originalità dei contenuti - all’informazione online.
I dati Audioweb di agosto indicano 5 top traffico: Msn/Windows/Bing, Virgilio, Libero, Yahoo, La Repubblica, Corriere della Sera. Due siti d’informazione puri, altri tre hanno una forte componente editoriale (Virgilio, Libero e in parte Yahoo), solo Msn dedica meno peso all’informazione.
Ebbene applichiamo il tag “trasparenza delle fonti” sul pubblicato da queste testate. Il risultato è piuttosto scontato: nell’amalgama di bit offerto ai lettori, la ricerca di questo importante elemento che forma la qualità di uno scritto è ardua.
La puntuale trasparenza della fonte è propria del giornalismo d’inchiesta, mentre i siti online sono orientati a news fast food. Ed è questa la piega dell’informazione mainstream online. Ovvero un gioco al ribasso che in alcune realtà sta portando anche benefici economici – soprattutto in quelle non editoriali – ma che nel lungo termine minerà l’intero valore della filiera. Si paga un buon bicchiere di vino, non gli scrosci d'acqua piovana.
lunedì 4 ottobre 2010
Commenti a punti
I commenti sono utili per un sito d’informazione, ma possono trasformarsi in luoghi d’insulto, di minacce o, succede anche questo, in chat, dove si discute di tutt’altro (segnale, peraltro, da non trascurare).
Di solito ci si difende ponendo sotto registrazione l’uso dei commentari, soluzione che non elimina i rischi. E comunque rimane necessario impiegare risorse per il controllo. Le black list, basate su keyword, sono destinate a impietosi, quanto quotidiani, insuccessi.
La soluzione proposta da Reuters (qui da editorsweblog), in via sperimentale, va seguita con attenzione.
E’ un sistema che si fonda sulla reputazione sociale acquisita. In pratica i moderatori intervengono all’inizio, nel momento in cui un lettore comincia a utilizzare il servizio. Nel tempo, sulla base di valutazione fondata sulla bontà dei post, se l’utente si raggiunge un determinato monte punti, potrà commentare e discutere senza la necessità di alcun controllo o filtro.
Di solito ci si difende ponendo sotto registrazione l’uso dei commentari, soluzione che non elimina i rischi. E comunque rimane necessario impiegare risorse per il controllo. Le black list, basate su keyword, sono destinate a impietosi, quanto quotidiani, insuccessi.
La soluzione proposta da Reuters (qui da editorsweblog), in via sperimentale, va seguita con attenzione.
E’ un sistema che si fonda sulla reputazione sociale acquisita. In pratica i moderatori intervengono all’inizio, nel momento in cui un lettore comincia a utilizzare il servizio. Nel tempo, sulla base di valutazione fondata sulla bontà dei post, se l’utente si raggiunge un determinato monte punti, potrà commentare e discutere senza la necessità di alcun controllo o filtro.
venerdì 1 ottobre 2010
L'informazione che verrà
Giornalismo che esce dalle redazioni, entra nella comunità. E metabolizzato torna nelle redazioni per diventare articoli, opinioni. Sono le community news.
Il report - realizzato nell'ambito del progetto New Voices (J-Lab: The Institute for Interactive Journalism) - descrive l'attività di questi nuovi soggetti. Credo che la lettura sia consigliata.
New Voices: What Works
Il report - realizzato nell'ambito del progetto New Voices (J-Lab: The Institute for Interactive Journalism) - descrive l'attività di questi nuovi soggetti. Credo che la lettura sia consigliata.
New Voices: What Works
Corsera: la lettera, il contratto e la rete
La lettera del direttore De Bortoli ai giornalisti del Corriera (qui e qui il comunicato del Cdr) ha riportato d’attualità due temi.
Primo: la sostenibilità del contratto nazionale, nella sua parte economica e nella sua parte organizzativa.
Secondo, non meno importate: è stata ufficialmente sollevata la questione dell’applicazione dello stesso in numerose redazioni online ("… E, infatti, vi sfido a contare in quanti casi sulla rete è applicato il contratto di giornalista professionista… ").
La questione è questa: ha senso avere un contratto “forte” se poi non è quasi sistematicamente applicato in quel settori – la rete, il mobile – considerati i protagonisti principali nel modellare l’informazione di domani?
E non sempre le imprese ricorrono ad altri accordi collettivi con l’unico scopo – lo dico brutalmente – di pagare il meno possibile le risorse umane.
Forse il contratto non risponde più alla realtà della filiera produttiva.
Si dovrebbe avere il coraggio di comprendere le forme del odierno panorama informativo, per stilare regole diverse. Una nuova piattaforma comune che garantisca la tutela della deontologia professionale e dei diritti dei lavoratori. E nello stesso tempo permetta, a tutte le organizzazioni aziendali, di competere sul mercato ad armi pari.
Primo: la sostenibilità del contratto nazionale, nella sua parte economica e nella sua parte organizzativa.
Secondo, non meno importate: è stata ufficialmente sollevata la questione dell’applicazione dello stesso in numerose redazioni online ("… E, infatti, vi sfido a contare in quanti casi sulla rete è applicato il contratto di giornalista professionista… ").
La questione è questa: ha senso avere un contratto “forte” se poi non è quasi sistematicamente applicato in quel settori – la rete, il mobile – considerati i protagonisti principali nel modellare l’informazione di domani?
E non sempre le imprese ricorrono ad altri accordi collettivi con l’unico scopo – lo dico brutalmente – di pagare il meno possibile le risorse umane.
Forse il contratto non risponde più alla realtà della filiera produttiva.
Si dovrebbe avere il coraggio di comprendere le forme del odierno panorama informativo, per stilare regole diverse. Una nuova piattaforma comune che garantisca la tutela della deontologia professionale e dei diritti dei lavoratori. E nello stesso tempo permetta, a tutte le organizzazioni aziendali, di competere sul mercato ad armi pari.
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