Le slide di Alison Gow, presentate agli studenti della Liverpool John Moores University (qui), sono un'utile mappa per una visualizzazione “fisica” degli strumenti di lavoro e d’analisi necessari per coniugare giornalismo ed ecosistema digitale.
La professione che si sta formando, i cui confini – circa le competenze – sono in forte evoluzione e tutt’altro che definiti, richiede la capacità di comprendere e saper gestire complessità maggiori rispetto al passato. Digitale è destrutturazione e ricollocamento in forme nuove dei contenuti che prima si formavano e si distribuivano lungo precorsi lineari e codificati da tempo.
Un cambiamento – nella mentalità e nella preparazione – tutt’altro che semplice e, dunque, poco scontato.
Michele McLellan ha pubblicato (qui, Knight Digital Media Center) un post interessante sul difficile passaggio dei quotidiani tradizionali, segnalando tre segnali di resistenza al nuovo: la redazione organizzata in funzione delle sezioni del quotidiano, il lavoro cadenzato sui tempi della stampa (e non come flusso continuo), la presenza ai vertici di giornalisti proveniente dalla carta.
martedì 30 novembre 2010
lunedì 29 novembre 2010
Switch off
28 novembre 2010: Wikileaks esce dalla nicchia e diventa protagonista dei media mainstream. Da luogo e mezzo conosciuto dagli addetti ai lavori a fonte globale d’informazione. Online.
E’ la fine – per Vittorio Pasteris – della centralità informativa dei giornali e della tv (qui).
E, oltre la banalità – per ora - dei contenuti svelati (qui, Maso Notarianni), la vera novità sta proprio nell’affermazione di autorevolezza della rete. Soprattutto nei confronti del mezzo televisivo.
Televisione che acquisisce gran parte del proprio dominio dall’assunto “vedo, dunque credo”. Per la prima volta questa forza icastica è stata intaccata.
L’oggetto – il file –, la complessità geografica, la tempistica incalzante – almeno inizialmente - hanno giocato a favore delle rete. E l’ecosistema digitale ha costruito il senso in modo efficiente ed efficace.
Superiorità e centralità, evidenziate dal costante riferimento al web durante le trasmissioni.
“C’è su internet, dunque credo”, il passaggio in corso va in questa - nuova - direzione. Un passaggio potenzialmente significativo, seppure denso di coincidenze e di limiti.
E’ la fine – per Vittorio Pasteris – della centralità informativa dei giornali e della tv (qui).
E, oltre la banalità – per ora - dei contenuti svelati (qui, Maso Notarianni), la vera novità sta proprio nell’affermazione di autorevolezza della rete. Soprattutto nei confronti del mezzo televisivo.
Televisione che acquisisce gran parte del proprio dominio dall’assunto “vedo, dunque credo”. Per la prima volta questa forza icastica è stata intaccata.
L’oggetto – il file –, la complessità geografica, la tempistica incalzante – almeno inizialmente - hanno giocato a favore delle rete. E l’ecosistema digitale ha costruito il senso in modo efficiente ed efficace.
Superiorità e centralità, evidenziate dal costante riferimento al web durante le trasmissioni.
“C’è su internet, dunque credo”, il passaggio in corso va in questa - nuova - direzione. Un passaggio potenzialmente significativo, seppure denso di coincidenze e di limiti.
venerdì 26 novembre 2010
L’ombelico della globalizzazione
La copertura delle notizie dall’estero sulla stampa britannica è scesa del 40% in poco più di trent’anni. Secondo il rapporto realizzato da Media Standards Trust (qui).
Dato significativo perché interessa un paese aperto. Per storia e tradizione.
In Italia l’attenzione sulle vicende oltre confine è inesistente. Così come negli Stati Uniti.
E’ il paradosso della globalizzazione. All’alto livello di scambio delle merci, allo spostamento di popoli, all’osmosi di format e partecipazioni societarie, corrisponde un ispessimento del callo locale/identitario.
In parte reazione e difesa del proprio mondo che si crede minacciato. Ma anche alimentato dalla decisa sterzata dei media verso l’infotainment. Ombelicocentrico per definizione.
Dato significativo perché interessa un paese aperto. Per storia e tradizione.
In Italia l’attenzione sulle vicende oltre confine è inesistente. Così come negli Stati Uniti.
E’ il paradosso della globalizzazione. All’alto livello di scambio delle merci, allo spostamento di popoli, all’osmosi di format e partecipazioni societarie, corrisponde un ispessimento del callo locale/identitario.
In parte reazione e difesa del proprio mondo che si crede minacciato. Ma anche alimentato dalla decisa sterzata dei media verso l’infotainment. Ombelicocentrico per definizione.
giovedì 25 novembre 2010
Gioco per maschi
Secondo una ricerca realizzata da Daytona (qui, via BetaTales) in Svezia l’i-Pad è essenzialmente uno strumento a totale appannaggio della popolazione maschile.
Il paese scandinavo ha una diffusa scolarizzazione media/alta e un ampio tasso di diffusione del web e delle nuove tecnologie. Il dato, dunque, è indicativo perché introduce numerosi spunti di riflessione che potrebbero essere polarizzati attorno alla questione del digital divide o, quantomeno, delle pari opportunità.
Il paese scandinavo ha una diffusa scolarizzazione media/alta e un ampio tasso di diffusione del web e delle nuove tecnologie. Il dato, dunque, è indicativo perché introduce numerosi spunti di riflessione che potrebbero essere polarizzati attorno alla questione del digital divide o, quantomeno, delle pari opportunità.
mercoledì 24 novembre 2010
Poveri giornali. Di carta
Secondo Pew (qui) l’ecosistema digitale – rete, device, e-commerce – è maggiormente frequentato dalle fasce di reddito più alte (sopra di 75mila dollari all’anno). Differenze di reddito meno influenti circa la diffusione dei cellulari e delle applicazioni a essi connesse.
Il lavoro è riferito agli Stati Uniti e non presenta sconvolgenti novità. La tecnologia digitale – seppure con un’inerzia verso prezzi sempre più bassi – non azzera le disuguaglianze sociali. Non è ecumenica, anzi. Oltre la variabile reddito, comunque decisiva, ci sono altri fattori che da lì dipanano. Primo fra tutti la scolarizzazione.
L’idea positiva della diffusione esponenziale delle nuove tecnologie dell’informazione è fondata in valori assoluti – lo dimostra il tasso di penetrazione del web –, ma questo sviluppo non è lineare e omogeneo. La Grande crisi – che è cambiamento di ricchezze, dei centri di potere economico – sta inserendo sbarramenti e nuove deviazioni.
Uno dei motivi per cui non credo che i quotidiani di carta scompariranno sta proprio nel persistere e nell’acuirsi dei fattori di diseguaglianza. Uno dei motivi.
Il superamento della barriere tecno-architettoniche è una sfida verso l’inclusione di massa.
Il lavoro è riferito agli Stati Uniti e non presenta sconvolgenti novità. La tecnologia digitale – seppure con un’inerzia verso prezzi sempre più bassi – non azzera le disuguaglianze sociali. Non è ecumenica, anzi. Oltre la variabile reddito, comunque decisiva, ci sono altri fattori che da lì dipanano. Primo fra tutti la scolarizzazione.
L’idea positiva della diffusione esponenziale delle nuove tecnologie dell’informazione è fondata in valori assoluti – lo dimostra il tasso di penetrazione del web –, ma questo sviluppo non è lineare e omogeneo. La Grande crisi – che è cambiamento di ricchezze, dei centri di potere economico – sta inserendo sbarramenti e nuove deviazioni.
Uno dei motivi per cui non credo che i quotidiani di carta scompariranno sta proprio nel persistere e nell’acuirsi dei fattori di diseguaglianza. Uno dei motivi.
Il superamento della barriere tecno-architettoniche è una sfida verso l’inclusione di massa.
martedì 23 novembre 2010
Contagio
La crisi del debito irlandese potrebbe essere più seria del previsto. C’è il rischio una reazione a catena in grado – alla fine – di coinvolgere paesi troppo grandi per essere salvati: Spagna e Italia (qui).
Situazione seria, “la crisi finanziaria ed economica non è ancora finita”, ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel. Con buona pace di chi ha dipinto il 2010 come l’anno della svolta e della ripresa.
Errore in cui non è caduta lavoce.info – per me uno dei siti d’informazione economica più interessanti, anche nella formula di distribuzione del contenuto – . Una rubrica “Informazione/Vero o falso?” tiene informati i lettori sul reale andamento della economia italiana. Ottima chiave di lettura per valutare la qualità informativa che passa sui media mainstream.
I dati Istat sull’andamento del prodotto interno lordo, con dentro le stime preliminari relative al terzo trimestre, registrano una brusca frenata. Crescita quasi nulla, con livelli lontani da quelli pre crisi. Performance ancora più negativa considerando che l’Italia, tra i paesi più sviluppati, ha subito il calo maggiore. Peggio ha fatto solo la Spagna (qui da lavoce.info).
Situazione seria, “la crisi finanziaria ed economica non è ancora finita”, ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel. Con buona pace di chi ha dipinto il 2010 come l’anno della svolta e della ripresa.
Errore in cui non è caduta lavoce.info – per me uno dei siti d’informazione economica più interessanti, anche nella formula di distribuzione del contenuto – . Una rubrica “Informazione/Vero o falso?” tiene informati i lettori sul reale andamento della economia italiana. Ottima chiave di lettura per valutare la qualità informativa che passa sui media mainstream.
I dati Istat sull’andamento del prodotto interno lordo, con dentro le stime preliminari relative al terzo trimestre, registrano una brusca frenata. Crescita quasi nulla, con livelli lontani da quelli pre crisi. Performance ancora più negativa considerando che l’Italia, tra i paesi più sviluppati, ha subito il calo maggiore. Peggio ha fatto solo la Spagna (qui da lavoce.info).
lunedì 22 novembre 2010
Via dal web, solo i-Pad
The Daily sarà il primo giornale concepito unicamente per l’i-Pad (qui). Non avrà un corrispondente cartaceo o un sito online. L’accordo tra Apple e News Corporation prevede un prezzo di 0,99 dollari per ogni download.
Si apre una nuova via per il giornalismo? Si chiede Ben Parr su Mashable (qui). Si può aggiungere un’altra domanda: l’informazione torna dentro gli steccati dello scorso millennio?
Le iniziative di Rupert Murdoch vanno tutte in quel senso: The Times, The Sunday Times e The Wall Street journal sono raggiungibili solo con la sottoscrizione di un abbonamento.
Per gli editori sarebbe la soluzione ideale, una restaurazione in grado di ripristinare l’oligopolio - insieme alla Tv – nella produzione di notizie. Purtroppo o per fortuna il percorso verso il ritorno al passato è pieno di ostacoli. A iniziare dal risultato economico: le performance registrate dai due quotidiani britannici suscitano numerosi dubbi sulla validità del modello (qui da Il Giornalaio, qui da The Independent).
La scelta “solo i-Pad” si colloca in un terreno diverso. È la negazione di tutti i bei discorsi su condivisione, informazione liquida, web 2.0. Carta trasformata in bit.
Si tratta di una scommessa di un grande editore che pubblica in lingua inglese. Fatto non irrilevante, visto che può contare su un potenziale mercato globale, seppure sempre di nicchia.
Una simile iniziativa in Italia sarebbe difficilmente sostenibile. Piccoli numeri per – eventuali - micro guadagni. La strada del device di Apple potrebbe avere, invece, un ottimo futuro nelle pubblicazioni professionali. Prodotti ad alto valore aggiunto che si rivolgono a lettori disposti a pagare e a rinunciare al peso fisico della carta.
Ma questa, rispetto ai quotidiani, è un’altra storia.
Si apre una nuova via per il giornalismo? Si chiede Ben Parr su Mashable (qui). Si può aggiungere un’altra domanda: l’informazione torna dentro gli steccati dello scorso millennio?
Le iniziative di Rupert Murdoch vanno tutte in quel senso: The Times, The Sunday Times e The Wall Street journal sono raggiungibili solo con la sottoscrizione di un abbonamento.
Per gli editori sarebbe la soluzione ideale, una restaurazione in grado di ripristinare l’oligopolio - insieme alla Tv – nella produzione di notizie. Purtroppo o per fortuna il percorso verso il ritorno al passato è pieno di ostacoli. A iniziare dal risultato economico: le performance registrate dai due quotidiani britannici suscitano numerosi dubbi sulla validità del modello (qui da Il Giornalaio, qui da The Independent).
La scelta “solo i-Pad” si colloca in un terreno diverso. È la negazione di tutti i bei discorsi su condivisione, informazione liquida, web 2.0. Carta trasformata in bit.
Si tratta di una scommessa di un grande editore che pubblica in lingua inglese. Fatto non irrilevante, visto che può contare su un potenziale mercato globale, seppure sempre di nicchia.
Una simile iniziativa in Italia sarebbe difficilmente sostenibile. Piccoli numeri per – eventuali - micro guadagni. La strada del device di Apple potrebbe avere, invece, un ottimo futuro nelle pubblicazioni professionali. Prodotti ad alto valore aggiunto che si rivolgono a lettori disposti a pagare e a rinunciare al peso fisico della carta.
Ma questa, rispetto ai quotidiani, è un’altra storia.
venerdì 19 novembre 2010
Forever game
E se la costruzione del senso fosse affidata ai giochi? Il palcoscenico di un video game per tracciare una storia, fissare i presupposti sociali ed economici, per illustrare le conseguenze. Di questo si sperimenta al Georgia Institute of Technology (qui).
Innovazione che potrebbe avere sviluppi clamorosi. Grazie all’estensione temporale dell’età del gioco, ulteriormente alimentata da device e smartphone.
Innovazione che potrebbe avere sviluppi clamorosi. Grazie all’estensione temporale dell’età del gioco, ulteriormente alimentata da device e smartphone.
giovedì 18 novembre 2010
Operazione lavoro
Robert Kennedy: “Il Pil misura tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta” (ignoravo la citazione, ne sono venuto a conoscenza tramite Facebook, nella fan page di Professione commercialista).
Considerazioni banali, al limite della retorica – che peraltro ha un suo nobile posto nella comunicazione – che alcuni recenti fatti dovrebbero portare alla ribalta nel dibattito politico. E da lì nei media.
Eppure c’è il rischio che restino circoscritti in spazi, magari importanti, ma pur sempre di nicchia.
La protesta di Paola Caruso contro il precariato è stata un evento della rete. Ma il lavoro precario non è virtuale, coinvolge uffici, cantieri, negozi.
Nell’operazione lavoro, quella che dovrebbe portare al risultato finale – ovvero trovare delle soluzioni – manca un fattore.
+
L’Economic Outlook dell’Ocse prevede una crescita moderata per il 2011 (seppure persistano fattori di rischio). Dunque, il prodotto interno lordo aumenterà di poco nei paesi sviluppati, anche se “la disoccupazione resta ancora alta in molti Paesi” (qui).=
Dati i due addendi, il risultato è questo: la questione del lavoro è il problema centrale dei paesi occidentali. L’ostacolo da superare per ridare slancio allo sviluppo. Economico e sociale.Considerazioni banali, al limite della retorica – che peraltro ha un suo nobile posto nella comunicazione – che alcuni recenti fatti dovrebbero portare alla ribalta nel dibattito politico. E da lì nei media.
Eppure c’è il rischio che restino circoscritti in spazi, magari importanti, ma pur sempre di nicchia.
La protesta di Paola Caruso contro il precariato è stata un evento della rete. Ma il lavoro precario non è virtuale, coinvolge uffici, cantieri, negozi.
Nell’operazione lavoro, quella che dovrebbe portare al risultato finale – ovvero trovare delle soluzioni – manca un fattore.
mercoledì 17 novembre 2010
Taglia small per cambiare
Nell’analisi su potere, accesso ai media e gatekeeper, scrive Manuel Castells (Comunicazione e potere, Egea 2009, pag. 251):
Diversità che esiste, ma in quella parte che, per sintesi, può essere compresa nella blogosfera e nei social media. Nicchie. L’infotainmet è la stella polare dell’informazione, se si mira al profitto. Limitando l’analisi al web, la palizzata è rinforzata anche dall’imporsi delle logiche seo, che istituzionalizza infotainment nel profondo, andando ad incidere nella forma dello scrivere, nell’ordine – grammaticale - della parole.
Il mercato è sempre più stretto. E non solo quello dei ricavi pubblicitari – che si sono ridotti -. Tira, sulla pancia, pure il vestito di chi intende produrre innovazione, a partire dal contenuto. Gli spostamenti possibili sembrano pochi, a meno che si decida di aggirare lo steccato scavando. Ma questa è informazione verticale.
“Il terreno comune è il fatto che ciò che risulta attraente per i pubblico fa crescere audience, introiti, influenza, e prestigio professionale per i giornalisti e commentatori televisivi. Tradotto nell’ambito della politica, vuol dire che l’informazione che ha maggior successo è quella che massimizza gli effetti di intrattenimento che corrispondono alla cultura consumista di marca di cui sono permeate le nostre società. Il concetto di democrazia deliberativa basata sull’inchiesta d’approfondimento e la discussione informata è in netto contrasto con le tendenze culturali generali del nostro tempo… Ciò non significa che la gente non abbia a cuore le questioni importanti. Significa che affinché questi temi (per esempio l’economia, la guerra, la crisi degli alloggi) vengano percepiti da un vasto pubblico, devono essere presentati nel linguaggio dell’infotainment, nel senso più ampio del termine: non solo eventi comici, ma anche drammi… “Castells attribuisce questa logica di funzionamento sopratutto ai media mainstream, mentre riconosce meccanismi diversi – e più autonomi – all’autocomunicazione di massa che prende forma attraverso la comunicazione digitale.
Diversità che esiste, ma in quella parte che, per sintesi, può essere compresa nella blogosfera e nei social media. Nicchie. L’infotainmet è la stella polare dell’informazione, se si mira al profitto. Limitando l’analisi al web, la palizzata è rinforzata anche dall’imporsi delle logiche seo, che istituzionalizza infotainment nel profondo, andando ad incidere nella forma dello scrivere, nell’ordine – grammaticale - della parole.
Il mercato è sempre più stretto. E non solo quello dei ricavi pubblicitari – che si sono ridotti -. Tira, sulla pancia, pure il vestito di chi intende produrre innovazione, a partire dal contenuto. Gli spostamenti possibili sembrano pochi, a meno che si decida di aggirare lo steccato scavando. Ma questa è informazione verticale.
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