Se si escludono Google e Facebook, anche per il mese novembre i portali, da Virgilio a Msn, da Libero a Leonardo, si confermano come i siti più visitati dagli utenti italiani (su dati panel NetView Nielsen). Corriere e Repubblica, i quotidiani online più letti, totalizzano insieme gli utenti Virgilio, il portale di Telecom Italia.
I portali sono utilizzati per i servizi, soprattutto la mail, e per informarsi, peraltro con un ottimo grado di apprezzamento delle notizie pubblicate in termini di qualità e attendibilità. Evidentemente queste realtà, nate sul web e con organizzazioni più snelle, sono state capaci di interpretare le esigenze e i bisogni del pubblico digitale.
L’informazione proposta è marcatamente emotiva, decisamente virata verso l’infotainment. Una visualizzazione realizzata con Wordle del primo strillo pubblicato dai due portali top traffic – Virgilio e Libero – nel periodo 11 - 15 ottobre 2010, nella fascia oraria 14 – 15 fornisce una visualizzazione eloquente.
Gli strilli dei due maggiori quotidiani - Corriere e Repubblica - puntano di più sull'attualità, ancora Wordle (stesso periodo e stessa fascia oraria).
In entrambi i casi – tenendo presente che la differenza tra portali e quotidiani è meno netta da quella che appare nelle due visualizzazioni – è forte l'influenza della domanda sull’offerta, sempre più spinta dall’emotività e propensa a privilegiare notizie leggere e brevi.
Per editori e giornalisti la scelta da fare non è semplice. Il mercato pubblicitario e anche i lettori chiedono massa e quantità. Puntare sull’approfondimento o su una produzione alternativa significa virare verso il verticale e le nicchie. Opzione da non scartare, ma rischiosa per le organizzazioni grandi e complesse.
La riprogrammazione dei contenuti editoriali verso schemi meno emotivi e caratterizzati da accuratezza è la sfida del 2011 – e pure degli anni a venire - come indicato dal lavoro di Nieman Journalism Lab, The Digital Landscape: What’s Next for News (qui, via Il Nichilista). Un lavoro impegnativo che dovrebbe partire – come indicato nel contributo realizzato da Jack Fueller – dalle più recenti scoperte delle neuroscienze sul comportamento delle menti dei lettori (qui). Un tema che va seguito e approfondito: ecco il proposito per il nuovo anno, che vale per tutti gli operatori della parola scritta.
venerdì 31 dicembre 2010
mercoledì 29 dicembre 2010
Tierra y libertad
La questione posta da Augie Ray (qui), analista di Forrester Research, è intrigante: la diffusione dei media sociali renderà il pianeta più pacifico e civile? La domanda non è nuova. Manuel Castells (Comunicazione e potere) attribuisce alle reti sociali la potenziale capacità di riprogrammare la comunicazione e di fornire gli strumenti d’affermazione della politica insorgente.
La storia è piena di speranze disattese dall’innovazione tecnologica. Prospettiva temporale che conosce e cita l’analista di Forrester. Come la diffusione della tv via cavo, che avrebbe dovuto attivare la partecipazione democratica, anziché diventare – come è stato - un grande contenitore merceologico.
Fallimenti. Che non scoraggiano Ray - e altri -.
La piazza globale dentro la quale le persone possono parlasi e condividere, agire è un fenomeno quantitativamente nuovo. I nodi trasmissione e di coagulazione agiscono più efficacemente e più velocemente rispetto al passato. Dunque esiste l’effettiva possibilità che gruppi di pressione e formazioni politiche esogene al sistema possano organizzarsi e diventare attori di cambiamento.
Potenzialità, sicuramente rivoluzionarie in un “mercato perfetto”, ovvero in una società con livelli d’istruzione poco disomogenei. Altrimenti nelle soluzioni di continuità potranno germinare barriere e usi diversi tali da rendere i media sociali una parte dell’apparto dell’attuale infotainment.
La storia è piena di speranze disattese dall’innovazione tecnologica. Prospettiva temporale che conosce e cita l’analista di Forrester. Come la diffusione della tv via cavo, che avrebbe dovuto attivare la partecipazione democratica, anziché diventare – come è stato - un grande contenitore merceologico.
Fallimenti. Che non scoraggiano Ray - e altri -.
La piazza globale dentro la quale le persone possono parlasi e condividere, agire è un fenomeno quantitativamente nuovo. I nodi trasmissione e di coagulazione agiscono più efficacemente e più velocemente rispetto al passato. Dunque esiste l’effettiva possibilità che gruppi di pressione e formazioni politiche esogene al sistema possano organizzarsi e diventare attori di cambiamento.
Potenzialità, sicuramente rivoluzionarie in un “mercato perfetto”, ovvero in una società con livelli d’istruzione poco disomogenei. Altrimenti nelle soluzioni di continuità potranno germinare barriere e usi diversi tali da rendere i media sociali una parte dell’apparto dell’attuale infotainment.
martedì 28 dicembre 2010
Fermento social
La presentazione realizzata da Claude Penland (qui) fornisce una nitida fotografia su come le pratiche sociali e la condivisione stiano producendo ambienti paralleli e verticali, seppure integrati, al web mainstream. Reti di auto comunicazione che nel 2011 dovranno affrontare il crescente interesse degli investimenti pubblicitari. Da verificare quale sarà il prezzo che la libertà d’espressione – e non solo quella – dovrà pagare.
lunedì 27 dicembre 2010
Parole scritte e video
Sempre più video nei quotidiani online. Tendenza evidenziata dalla ricerca "Online video & the media industry" (qui, via Gigaom), realizzata da Brightcove, una piattaforma di hosting e TubeMogul. Crescita che riguarda sia il numero di video caricati sia il tempo medio dello streaming.
Il 2011 porterà con sé forti novità per gli editori che trattano la parola scritta. La costruzione del senso o, più semplicemente, la descrizione si formeranno attraverso la convergenza di reti mainstream e sociali (qui) e di piattaforme multimediali.
L’articolo – che ancora oggi è l’ossatura dei giornali online – sarà sempre più destrutturato, ricomposto in forme telegrafiche e integrato ai video e ai recinti sociali di condivisione. Un passaggio deciso verso sequenze narrative originali ed uniche, chiave di volta per costruire progetti economicamente sostenibili.
Il 2011 porterà con sé forti novità per gli editori che trattano la parola scritta. La costruzione del senso o, più semplicemente, la descrizione si formeranno attraverso la convergenza di reti mainstream e sociali (qui) e di piattaforme multimediali.
L’articolo – che ancora oggi è l’ossatura dei giornali online – sarà sempre più destrutturato, ricomposto in forme telegrafiche e integrato ai video e ai recinti sociali di condivisione. Un passaggio deciso verso sequenze narrative originali ed uniche, chiave di volta per costruire progetti economicamente sostenibili.
giovedì 23 dicembre 2010
Young and Mobile
Le applicazioni mobili rappresentano il futuro e saranno i giovani a guidare il cambiamento. Una nuova generazione pronta a usare la rete e a consumare il prodotto editoriale in modalità sensibilmente diverse rispetto al passato.
La ricerca Young and Mobile, condotta da Nielsen in dieci paesi, offre una fotografia carica di percentuali e di indicazioni sul comportamento degli utenti compresi nella fascia tra i 15 e 24 anni d’età (qui e qui la sintesi via Knight Digital Media Center).
Tra i giovani l'attività preferita resta quella dell'invio di messaggi. Inoltre i device mobili sono prevalentemente utilizzati per la navigazione in internet - grazie all'affermazione dei social network - e le mail.
La ricerca Young and Mobile, condotta da Nielsen in dieci paesi, offre una fotografia carica di percentuali e di indicazioni sul comportamento degli utenti compresi nella fascia tra i 15 e 24 anni d’età (qui e qui la sintesi via Knight Digital Media Center).
Tra i giovani l'attività preferita resta quella dell'invio di messaggi. Inoltre i device mobili sono prevalentemente utilizzati per la navigazione in internet - grazie all'affermazione dei social network - e le mail.
La sintesi tra queste attitudini d'uso, intesa come proposizione di soluzioni economicamente interessanti, potrebbe realizzarsi nella realizzazione di prodotti editoriali in grado di sfruttare le potenzialità sociali (condivisione e partecipazione) degli apparati mobili.
martedì 21 dicembre 2010
Disokkupati
I dati sull'occupazione diffusi dall’Istat (qui) e dal Centro studi di Confindustria (qui) lasciano poche speranze circa l’avvio di una robusta ripresa.
I nati dopo il 1970 sono quasi la metà dell’intera popolazione italiana, il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e i 24 anni si aggira attorno al 25%. La sintesi non può che mettere un insidioso ostacolo alla crescita.
Mancanza di lavoro e ritardo economico amplificati per il Mezzogiorno d’Italia, causa ed effetto del declino italiano. Sono tornato a parlane con Francesco Delzìo, qui in Virgilio Economia. No tax area, fondo di garanzia per le imprese, riduzione del cuneo contributivo e fiscale per i neo assunti: le ipotesi di lavoro sono diverse e nuovamente riproposte a una classe dirigente macchinosa e lenta nel comprendere l’emergenza economica.
I nati dopo il 1970 sono quasi la metà dell’intera popolazione italiana, il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e i 24 anni si aggira attorno al 25%. La sintesi non può che mettere un insidioso ostacolo alla crescita.
Mancanza di lavoro e ritardo economico amplificati per il Mezzogiorno d’Italia, causa ed effetto del declino italiano. Sono tornato a parlane con Francesco Delzìo, qui in Virgilio Economia. No tax area, fondo di garanzia per le imprese, riduzione del cuneo contributivo e fiscale per i neo assunti: le ipotesi di lavoro sono diverse e nuovamente riproposte a una classe dirigente macchinosa e lenta nel comprendere l’emergenza economica.
lunedì 20 dicembre 2010
Declino 2.0
Niall Harbison (qui, The Next Web) usa un titolo provocatorio – The Decline of Web 2.0 - per descrivere il calo d’interesse di famosi luoghi della socialità in rete. Delicious, Flickr, Myspace, Bebo sono le vittime del cambiamento dei gusti e registrano un sensibile calo di utenti unici
Reti sociali in crisi? La risposta non può che essere negativa. L’affermazione di Facebook e, in parte, di Twitter continua, con spazi crescenti d’interesse. Piuttosto il declino di alcune piattaforme è da annoverare nel processo di selezione della specie che, nel campo tecnologico, ha tempi più spinti rispetto al passato e ad altri settori.
Dinamicità che ha i suoi rischi, come annota Harbison, ovvero quello di disegnare siti e prodotti in funzione di realtà suscettibili nel tempo di passare di moda.
Ma ne vale la pena, non c’è successo – o sopravvivenza – senza alea. La comunicazione sociale, non importa in che forme sia esplicitata, resta l’attore del cambiamento che, integrandosi all’innovazione tecnologia, sta forgiando il nuovo ecosistema dell’informazione. Imparare ad usarla – anche passando attraverso insuccessi – è requisito più che richiesto.
Reti sociali in crisi? La risposta non può che essere negativa. L’affermazione di Facebook e, in parte, di Twitter continua, con spazi crescenti d’interesse. Piuttosto il declino di alcune piattaforme è da annoverare nel processo di selezione della specie che, nel campo tecnologico, ha tempi più spinti rispetto al passato e ad altri settori.
Dinamicità che ha i suoi rischi, come annota Harbison, ovvero quello di disegnare siti e prodotti in funzione di realtà suscettibili nel tempo di passare di moda.
Ma ne vale la pena, non c’è successo – o sopravvivenza – senza alea. La comunicazione sociale, non importa in che forme sia esplicitata, resta l’attore del cambiamento che, integrandosi all’innovazione tecnologia, sta forgiando il nuovo ecosistema dell’informazione. Imparare ad usarla – anche passando attraverso insuccessi – è requisito più che richiesto.
venerdì 17 dicembre 2010
Generazioni a confronto
La ricerca realizzata da Pew (qui) mette a confronto l’uso di internet in funzione delle fasce d’età. La mappa registra una frequentazione sempre più sofisticata degli spazi digitali e l’imporsi dei media sociali anche tra la popolazione più anziana (over 74).
La tensione per la scoperta - la curiosità -, la velocità sembrano essere le caratteristiche dominanti dell’età più giovane, anche sul web: i millenials (18 – 33 anni) usano in maggioranza tecnologie e accesso wireless. E sorpassano gli utenti più anziani nell’uso del social network e dell’istant messaging, nell’ascolto di musica, nella lettura di libri elettronici. La maturità, invece, è segnata dal primo imprinting del web – perciò meno connessioni mobili – e uso più riflessivo dei contenuti: siti istituzionali, news finanziarie e mediche.
Il rapporto evidenzia l’imporsi – nonostante qualche differenza – delle reti sociali come fenomeno di massa, intergenerazionale. Affermazione imponente , che sta diventando una nota essenziale della comunicazione e dell’informazione tra le persone.
La tensione per la scoperta - la curiosità -, la velocità sembrano essere le caratteristiche dominanti dell’età più giovane, anche sul web: i millenials (18 – 33 anni) usano in maggioranza tecnologie e accesso wireless. E sorpassano gli utenti più anziani nell’uso del social network e dell’istant messaging, nell’ascolto di musica, nella lettura di libri elettronici. La maturità, invece, è segnata dal primo imprinting del web – perciò meno connessioni mobili – e uso più riflessivo dei contenuti: siti istituzionali, news finanziarie e mediche.
Il rapporto evidenzia l’imporsi – nonostante qualche differenza – delle reti sociali come fenomeno di massa, intergenerazionale. Affermazione imponente , che sta diventando una nota essenziale della comunicazione e dell’informazione tra le persone.
giovedì 16 dicembre 2010
Commenti e media sociali
La piattaforma per i commenti realizzata dal quotidiano spagnolo 20minutos.es (qui, via BetaTales) punta sull’integrazione fra lettori, giornalisti e social network. Gli articoli si presentano senza vesti, ma non solo loro. Lettori e autori sono risucchiati nel processo di costruzione di senso.
Senso che si compone tramite l’interazione con gli strumenti di formazione della reputazione sociale. L’obiettivo dell’editore è quello di creare un processo di diffusione del prodotto in maniera spinta e innovativa.
Il lavoro di 20minutos.es presenta molti spunti di riflessione, soprattutto ha il pregio di tentare di costruire il giornale come rappresentazione della realtà in maniera collettiva, dal basso. Senza eliminare il ruolo centrale della redazione. Tentativo che potrebbe, in un futuro magari più vicino di quanto si possa pensare, limitare il ruolo – spesso arbitrario e comunque eccessivamente condizionante – dei motori di ricerca.
Senso che si compone tramite l’interazione con gli strumenti di formazione della reputazione sociale. L’obiettivo dell’editore è quello di creare un processo di diffusione del prodotto in maniera spinta e innovativa.
Il lavoro di 20minutos.es presenta molti spunti di riflessione, soprattutto ha il pregio di tentare di costruire il giornale come rappresentazione della realtà in maniera collettiva, dal basso. Senza eliminare il ruolo centrale della redazione. Tentativo che potrebbe, in un futuro magari più vicino di quanto si possa pensare, limitare il ruolo – spesso arbitrario e comunque eccessivamente condizionante – dei motori di ricerca.
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