Un cambio culturale è richiesto alle redazioni nel rapporto con i media sociali. Nella ricerca dei fatti, nell'attendibilità delle testimonianze. Accanto ai canali tradizionali, video e scritti, foto, pubblicati su piattaforme come Twitter, vanno valutati, analizzati.
Di questo si è discusso al Social Media Summit, evento reso in sintesi da Federica Cherubini, qui, via editorsweblog.org.
Il passaggio dell’età di mezzo è questo, il vecchio mondo è cambiato. Si articolano e si formano nuovi e possibili comportamenti, nella consapevolezza – a volte frustante – che l’orizzonte ha linee oscure.
Il modello di business - oggi vincente e dominante - accentrato sulla raccolta pubblicitaria, sta forgiando una professione “paradosso”. Si chiede maggiore abilità e più attenzione nel maneggiare il flusso dei dati creati nelle reti digitali, mentre il mercato costruisce binari che indirizzano a contenuti influenzati dall’investimento pubblicitario.
Frédéric Filloux su MondayNote (qui la traduzione, via Lsdi) illustra bene i rischi che corre l’informazione costruita attorno all’audience. E' un passaggio per opposti quello che contraddistingue il percorso verso l’innovazione. Sia per gli editori, sia per i giornalisti.
martedì 24 maggio 2011
giovedì 19 maggio 2011
La verifica dei fatti
Il processo per il controllo dell’attendibilità dei contenuti generati dalle reti, secondo la redazione della BBC (qui, via College of Journalism).
"- Referencing locations against maps and existing images from, in particular, geo-located ones.Un lavoro di ricerca e d’esercizio all’attenzione che mostra quanto la gestione della complessità sia la strada per dispiegare le potenzialità della comunicazione digitale.
- Working with our colleagues in BBC Arabic and BBC Monitoring to ascertain that accents and language are correct for the location.
- Searching for the original source of the upload/sequences as an indicator of date.
- Examining weather reports and shadows to confirm that the conditions shown fit with the claimed date and time.
- Maintaining lists of previously verified material to act as reference for colleagues covering the stories.
- Checking weaponry, vehicles and licence plates against those known for the given country."
martedì 17 maggio 2011
#elezioni2011
Pierluca Santoro, nel post "Oltre le apparenze" (qui, via il Giornalaio), ha realizzato un'ottima analisi sull'impatto delle reti sociali nell'ecosistema dell'informazione. Analisi che ha il merito di limitare l'adulazione messianica verso questi strumenti, senza ignorare il grande impatto sul vivere quotidiano (sull'homo tecnologicus, almeno).
Per Pierluca, cito una dei passi più significativi,
Riassumendo la giornata elettorale:
- i network televisivi hanno fornito le notizie con tempestività. Sono stati il motore che ha dato via al flusso informativo (su web e sulle piattaforme sociali);
- le reti digitali si sono organizzate come efficiente canale distributivo e luoghi di esternazione - in modalità estremamente emotiva. Praticamente assente il confronto tra opinioni diverse.
Per Pierluca, cito una dei passi più significativi,
"... Non vi è dunque antagonismo o rivalità, bensì, esattamente al contrario complementarietà. Le reti sociali diffondo ed aggregano ciò che i mezzi di informazione, i giornalisti, verificano ed approfondiscono".Ieri, anche per lavoro, ho seguito lo svolgimento dei flussi d'informazione che arrivavano dai seggi elettorali, in occasione delle amministrative 2011. A mio giudizio le reti digitali hanno confermato il rapporto di complementarietà rispetto ai media mainstream e di luogo di discussione "in seconda battuta".
Riassumendo la giornata elettorale:
- i network televisivi hanno fornito le notizie con tempestività. Sono stati il motore che ha dato via al flusso informativo (su web e sulle piattaforme sociali);
- le reti digitali si sono organizzate come efficiente canale distributivo e luoghi di esternazione - in modalità estremamente emotiva. Praticamente assente il confronto tra opinioni diverse.
lunedì 16 maggio 2011
Fronte occidentale
L'infografica pubblicata da Get satisfaction (qui) riassume in dati il declino della carta stampata. Il segno negativo interessa sia i quotidiani sia i magazine. Stesso segno per la diffusione e la raccolta pubblicitaria.
La chiave di volta è il digitale - nel binomio web/tablet - la cui crescita in percentuale è indiscutibile.
Sarà questo il futuro? Io non credo a una rapida estinzione della carta e delle piattaforma analogiche, ma quando ciò si verificherà, il nuovo ecosistema dell'informazione non potrà che essere economicamente più povero. Tutto da vedere se il tasso di cambio, rappresentato dalla crescita quantitativa di voci, sarà una valida alternativa.
La chiave di volta è il digitale - nel binomio web/tablet - la cui crescita in percentuale è indiscutibile.
Sarà questo il futuro? Io non credo a una rapida estinzione della carta e delle piattaforma analogiche, ma quando ciò si verificherà, il nuovo ecosistema dell'informazione non potrà che essere economicamente più povero. Tutto da vedere se il tasso di cambio, rappresentato dalla crescita quantitativa di voci, sarà una valida alternativa.
giovedì 12 maggio 2011
Twitter, il witness tag
Jeff Jarvis propone (qui, via BuzzMachine) un nuovo sistema per la codifica delle keyword su Twitter, ovvero affiancare al cancelletto #, il punto esclamativo !. Il primo tag riservato alle discussioni, il secondo alle testimonianze e ai reportage in diretta. Tecnici e utenti daranno una risposta sulla fattibilità e sull'efficacia del suggerimento.
L'orizzonte degli strumenti "filtranti" - tecnologici, umani, ricombinati insieme - si sta facendo sensibilmente denso.
L'orizzonte degli strumenti "filtranti" - tecnologici, umani, ricombinati insieme - si sta facendo sensibilmente denso.
martedì 10 maggio 2011
Dimensioni
Quanto deve essere lungo un articolo online? Domanda vecchia quanto il web, almeno. Riproposta da Robert Nile (qui, via The Online Journalism Review).
Se dovessi dare una risposta presa dalla mia esperienza – scrivente in un portale generalista – non avrei dubbi: le news devono essere brevi, anzi brevissime. Ma è una risposta inaccettabile, perché basata su dati statisticamente insufficienti e carente sotto il profilo dell’etica dell’informazione.
Robert Nile fonda il ragionamento su un’osservazione: l’attenzione degli utenti/lettori non diminuita, ma è spalmata su una moltitudine di contenuti. Dunque il tempo riservato a un articolo, a una foto o a un video è sensibilmente minore rispetto all’evo analogico.
Occorre – dice Neil – sfruttare il breve tempo, per coinvolgere e fidelizzare il lettore. Conclusione che porta immediatamente alla qualità e all’unicità del prodotto editoriale. E dentro questo perimetro – di conquistata fiducia – il tema della lunghezza diventa una variabile secondaria.
Qualità che è percorso e movimento (“you need to continue to work to engage your audience… ). Una dinamica che contiene in sé il concetto di attesa. Del risultato che sarà. Ma la pressione della scansione temporale vuole l'obiettivo a breve. Al limite del paradosso: poco tempo per leggere, poco tempo per progetti editoriali a medio termine. L’audience si deve fare subito.
Il tempo resta il grande scultore (libera citazione dal libro di Marguertie Yourcenar, qui).
Se dovessi dare una risposta presa dalla mia esperienza – scrivente in un portale generalista – non avrei dubbi: le news devono essere brevi, anzi brevissime. Ma è una risposta inaccettabile, perché basata su dati statisticamente insufficienti e carente sotto il profilo dell’etica dell’informazione.
Robert Nile fonda il ragionamento su un’osservazione: l’attenzione degli utenti/lettori non diminuita, ma è spalmata su una moltitudine di contenuti. Dunque il tempo riservato a un articolo, a una foto o a un video è sensibilmente minore rispetto all’evo analogico.
Occorre – dice Neil – sfruttare il breve tempo, per coinvolgere e fidelizzare il lettore. Conclusione che porta immediatamente alla qualità e all’unicità del prodotto editoriale. E dentro questo perimetro – di conquistata fiducia – il tema della lunghezza diventa una variabile secondaria.
Qualità che è percorso e movimento (“you need to continue to work to engage your audience… ). Una dinamica che contiene in sé il concetto di attesa. Del risultato che sarà. Ma la pressione della scansione temporale vuole l'obiettivo a breve. Al limite del paradosso: poco tempo per leggere, poco tempo per progetti editoriali a medio termine. L’audience si deve fare subito.
Il tempo resta il grande scultore (libera citazione dal libro di Marguertie Yourcenar, qui).
lunedì 9 maggio 2011
Fatica digitale
Headlines and Deadlines racconta e fornisce qualche consiglio (qui) sulla moderazione dei commenti condivisi su Facebook (c’è pure la segnalazione di una guida pubblicata da Buddy Media).
In sintesi: sono richiesti più risorse, più fatica. Più attenzione per conquistare/mantenere la parziale attenzione dei lettori.
Il lavoro necessario per creare comunità educate, proattive e in grado di generare feed back economici validi, è notevole e distribuito su tempistiche medio-lunghe. Ostacolo non da poco che spinge spesso gli editori a usare i media sociali come aggregatori. Scelta forse da criticare, ma che non mi sento di condannare.
In sintesi: sono richiesti più risorse, più fatica. Più attenzione per conquistare/mantenere la parziale attenzione dei lettori.
Il lavoro necessario per creare comunità educate, proattive e in grado di generare feed back economici validi, è notevole e distribuito su tempistiche medio-lunghe. Ostacolo non da poco che spinge spesso gli editori a usare i media sociali come aggregatori. Scelta forse da criticare, ma che non mi sento di condannare.
venerdì 6 maggio 2011
mercoledì 4 maggio 2011
Il silenzio della lettura
Le vicende che hanno portato all’individuazione e all’uccisione di bin Laden sono state raccontate da tutti i quotidiani in più pagine. Ricostruzioni grafiche, opinioni, foto.
Il racconto è diventato storia. Un inizio, l’intreccio, la chiusura. C’è, ed è percepita, una soluzione di continuità. C’è la sensazione – reale – di avere del tempo a disposizione: per riflettere, sviluppare ragionamenti. Anche l’eventuale necessità di cercare altri approfondimenti si muove lungo coordinate temporali “lente”.
Quella dei giornali di carta è una dimensione di silenzio della lettura che, per me – adottato digitale –, non solo è conosciuta, ma considero irrinunciabile nel percorso della comprensione della realtà.
La comunicazione digitale ha tempi veloci, produce rumore, si sviluppa su coordinante non lineari. Con tutta probabilità è l’ecosistema di riferimento per la cosiddetta generazione Y, quella nata e cresciuta tra computer e smartphone, tablet.
Mi chiedo se l’orizzonte che si sta formando non possa alla lunga nuocere all’intero sistema dell’informazione e alla formazione di cittadini consapevoli.
Il flusso – enorme – di tweet, post e bit, contiene sicuramente potenzialità informative fino a ieri sconosciute, ma – nello stesso tempo – genera una conoscenza “isterica” e comunque superficiale.
Forse domani il ruolo di editori e giornalisti sarà quello di produttori filtranti (dei contenuti generati dalla reti digitali). Forse. E a un patto: che ci siano ancora lettori interessati (e in numero sufficiente) ad andare oltre a un feed di notizie.
Il racconto è diventato storia. Un inizio, l’intreccio, la chiusura. C’è, ed è percepita, una soluzione di continuità. C’è la sensazione – reale – di avere del tempo a disposizione: per riflettere, sviluppare ragionamenti. Anche l’eventuale necessità di cercare altri approfondimenti si muove lungo coordinate temporali “lente”.
Quella dei giornali di carta è una dimensione di silenzio della lettura che, per me – adottato digitale –, non solo è conosciuta, ma considero irrinunciabile nel percorso della comprensione della realtà.
La comunicazione digitale ha tempi veloci, produce rumore, si sviluppa su coordinante non lineari. Con tutta probabilità è l’ecosistema di riferimento per la cosiddetta generazione Y, quella nata e cresciuta tra computer e smartphone, tablet.
Mi chiedo se l’orizzonte che si sta formando non possa alla lunga nuocere all’intero sistema dell’informazione e alla formazione di cittadini consapevoli.
Il flusso – enorme – di tweet, post e bit, contiene sicuramente potenzialità informative fino a ieri sconosciute, ma – nello stesso tempo – genera una conoscenza “isterica” e comunque superficiale.
Forse domani il ruolo di editori e giornalisti sarà quello di produttori filtranti (dei contenuti generati dalla reti digitali). Forse. E a un patto: che ci siano ancora lettori interessati (e in numero sufficiente) ad andare oltre a un feed di notizie.
martedì 3 maggio 2011
Da Three Mile Island a Fukushima
Tiago Veloso racconta (qui, via Vizworld), attraverso una raccolta di info-grafiche e video, provenienti da fonti diverse, la storia del nucleare civile nell’arco di tempo compreso fra gli incidenti più gravi.
Un lavoro efficace. In linea con i tempi del web e in grado di indicare una delle possibili direzioni del lavoro di giornalista, ovvero agente di mediazione (e selezione) tra i fatti, la rappresentazione disintermediata digitale e il lettore finale.
Un lavoro efficace. In linea con i tempi del web e in grado di indicare una delle possibili direzioni del lavoro di giornalista, ovvero agente di mediazione (e selezione) tra i fatti, la rappresentazione disintermediata digitale e il lettore finale.
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