giovedì 4 novembre 2010

Note di viaggio

Guardare dal basso è utile. Punti di vista nuovi, realtà diverse si aprono sull’orizzonte. Sul web il basso è fisico, sta in fondo agli articoli, nel posto occupato dai commenti. Sta oltre, nella dimensione dei back office di pre-pubblicazione. E sta anche nei portali, realtà in Italia da più di cinque milioni di utenti unici al mese. Non sono giornali, ma fanno informazione. Non sono giornali, ma sono parte importante nella spartizione della torta pubblicitaria.

Con tutti i limiti dell’esperienza personale, che può essere significativa, dare slancio a qualche intuizione, ma conserva i rischi di una lettura della realtà parziale o comunque influenzata dal proprio individualismo in rete (Castells, 2009), ho preso qualche nota su comportamenti e usanza dei lettori/utenti.

- La domanda è pesantemente plasmata dall’offerta. Soprattutto televisiva. Da qui, l’assenza di soluzione di continuità tra ciò che pubblicano gli editori Tv e quelli online. Anzi vale la regola di riprendere l’argomento lanciato da qualche televisione il giorno o la sera prima. Il successo – le pag view – è garantito, pur in assenza di qualsiasi creatività o approfondimento. Provocatoriamente: non serve arrivare prima e neppure serve seguire il consiglio di Jeff Jarvis “Cover what you do best. Link to the rest”. E’ sufficiente dare risalto, in poche battute, ai fatti del palinsesto televisivo.

- La maggioranza dell’utenza ha un basso livello di conoscenza del web e di ciò che offre. I commenti in fondo all’articolo sono “chat”, sono “forum”. Un piccolo strato di vernice tecnologica che porta con sé l’abitudine e l’estrema difficoltà per nuovi attori – soprattutto piccoli – d’imporsi all’attenzione.

- L’informazione generalista è tanta, simile, indifferenziata: le nuove iniziative online (il Post, Lettera 43) rischiano d’essere schiacciate da soglie d’attenzione minime. E ancora: l’introduzione dei paywall è molto, ma molto rischiosa. Tra pagare o non pagare, molti potrebbero di decidere di trovare altre fonti oppure, semplicemente, di evitare d’informarsi (ma è ancora una provocazione).

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